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La storia parlamentare italiana, così come il percorso dei governi che si sono succeduti, sono costellati di diverse iniziative di carattere normativo. Si tratta di episodi della nostra storia che trovano ancora oggi un riscontro di interesse per i contenuti trattati, l'ambito politico-isitituzionale in cui si sono svolti e per i cambiamenti che hanno determinato nello sviluppo del nostro sistema di protezione e di difesa civile.

Il Parlamento italiano ha sempre avvertito fortissima la necessità di disciplinare una materia tanto importante quanto delicata. Soprattutto nel primo dopoguerra, le esigenze di sicurezza che derivavano dalla possibilità non troppo remota di un confitto fra schieramenti, portarono soprattutto le maggioranze di governo a preoccuparsi di dotare il prima possibile il paese di un sistema di protezione della popolazione forse più dai conflitti che dalle calamità naturali. Dall'altra parte, le opposizioni videro spesso nelle iniziative governative il tentativo surrettizio di limitare le garanzie democratiche di libertà e pluralismo.

La prima iniziativa legislativa in materia che si ricorda nel dopoguerra è quella del Ministro dell'Interno Scelba, che presenta a nome del Governo nel 1950 un progetto di legge destinato a trovare molte resistenze, e che, se guadagna l'approvazione della Camera, non riuscirà poi a completare il proprio iter al Senato prima della fine della legislatura.

Ecco di seguito l'iter della legge alla Camera dei Deputati.

E' poi la volta del Ministro Tambroni, che nel dicembre del 1956 presenta un progetto di legge dal titolo "Disposizioni per la protezione civile in caso di eventi bellici e calamità naturali", che non riuscirà, come il precedente, a completare l'iter parlamentare.

Anche nel 1962 vi fu un tentativo, al Senato, di presentare un progetto di legge, il n. 2098 del 16 luglio 1962, recante norme sul "Soccorso e assistenza alle popolazioni colpite da eccezionali calamità non fronteggiabili con i mezzi ordinari". Anch'esso non giunse a conclusione, per decadenza seguita a chiusura della legislatura.

 

Dopo il Vajont del 1963, l'alluvione di Firenze del 1966 la necessità di dare una sterzata al problema si fa sempre più pressante.

Così, nel 1967, un ulteriore Progetto di Legge viene presentato dal Ministro dell'Interno Taviani.

Questo disegno, pur non andato in porto, anticipa tuttavia già dal titolo quello successivo, che sarà quello buono, e che verrà ripresentato anche a seguito della sensazione provocata da un ulteriore disastro, il terremoto del Belice del 1968

Il legislatore produce a questo punto uno sforzo definitivo per considerare finalmente con seria intenzione il ruolo importante ricoperto dallle calamità naturali per le sorti del Paese. E pur fra mezzo ai mille problemi derivanti dalle diffidenze fra schieramenti parlamentari legate alla guerra fredda, il giovane Deputato Zamberletti fa da relatore al disegno di legge governativo che diverrà la prima legge di protezione civile del dopoguerra, la legge 996 del 1970:

La legge 996/70  si mostrerà purtroppo carente sul piano della preparazione dell'emergenza, tanto che Zamberletti, reduce dall'esperienza commissariale del terremoto del 1980 in Campania e Basilicata, la definirà "inadeguata". Il suo tardivo regolamento d'attuazione, il DPR 66/81, pur introducendo elementi di chiarezza e di novità tamponerà solo parzialmente le falle di un sistema organizzativo ancora troppo giovane.

Il legislatore non è mai riuscito a pensare oltre le attività soccorso da prestare "dopo" il disastro. Manca completamente un approccio alla protezione dei cittadini sul versante della prevenzione e dello studio dei fenomeni. Inoltre si sta facendo avanti un strano ed imponente fenomeno:il volontariato, che non può più essere trascurato.

Il Ministro per il Coordinamento della protezione Civile, Giuseppe Zamberletti, presenta così un disegno di legge che, dopo dieci anni di diffficoltà fra commissioni e aula, diverrà alla fine la legge 24.2.1992 n.225.

Non appaia senza importanza la serie di intuizioni, assolutamente luminose e innovative per quell'epoca, sui compiti del sindaco e degli enti territoriali contenute nell'articolato del D.d.L.: innovazioni che verranno purtroppo letteralmente devastate e cancellate dall'offensiva guidata dal Ministero dell'Interno durante il troppo lungo iter parlamentare.