A margine della giornata di MorbegnoStampa

Zamberletti e BertolasoComo alluvione 1987

Il convegno che si è svolto qualche giorno fa a Morbegno (SO) sotto l'intelligente organizzazione della Regione Lombardia, ha lasciato alcune importantissime tracce di possibile approfondimento intorno ai temi più impellenti della protezione civile. Prova ne sia la presenza contemporanea alla manifestazione di Guido Bertolaso e Giuseppe Zamberletti, che non poteva non caricare di molte attese l’ambiente degli operatori e degli studiosi presenti. Il tema assegnato al convegno, ambizioso il giusto, non intendeva peraltro ricordare soltanto il ventennale dal disastro della Valtellina.

L’incontro aveva lo scopo di tratteggiare i venti anni di protezione civile seguiti a quell’epoca, sia al livello nazionale che a quello della non poco importante esperienza regionale lombarda. La riflessione richiesta era: che cosa è cambiato nel nostro Paese da quegli anni nel nostro settore? E quella esperienza, che tappa ha segnato nell’evoluzione del nostro sistema?

Zamberletti, artefice e protagonista di quei giorni, ha da par suo fatto comprendere quali furono i veri punti salienti di quella vicenda, su cui ancora oggi occorre riflettere e trarre insegnamenti. Conviene forse qui ribadirne alcuni. Di positivo vi fu senz’altro il coinvolgimento sistematico della comunità scientifica - attraverso lo strumento della Commissione Grandi Rischi - nei processi decisionali più delicati ed importanti di quei giorni: l’aspetto tecnico e scientifico della vicenda emergenziale fu valorizzato enormemente di più che in passato, sia per quanto concerne la previsione degli eventi (si registrò per la prima volta l’emissione degli avvisi meteo a vantaggio delle pubbliche istituzioni) sia, soprattutto, per l’intelligente campagna di indagine geologica che portò all’individuazione della grande frana della Val di Pola e alla conseguente decisione di evacuare 1280 persone poche ore prima del crollo.

Non è di scarso rilievo ricordare come Pietro Radius, in un suo editoriale di quei giorni, confrontando l’episodio con quello del Vajont, ebbe a concludere che in questa occasione, grazie alla tempestività del sistema, in un’italica catastrofe si erano registrate per la prima volta 1200 “non vittime”. Vanno poi rammentati anche altri elementi che ebbero grossa rilevanza in termini di novità tecnico-operative, quali l’uso eccezionale che fu fatto del mezzo elicotteristico (ben 40 elicotteri riempirono nei primi giorni il cielo della vallata, in mezzo a mille difficoltà), e l’intervento del volontariato organizzato nella gestione dei soccorsi: tutte forti avvisaglie di un sistema che verrà. D'altra parte, un elemento problematico, un errore di valutazione politica e istituzionale che inciderà fortemente sulla gestione della vicenda Valtellina, fu, secondo Zamberletti, la mancata nomina di un Commissario Straordinario per la gestione dei soccorsi, soluzione che avrebbe certamente portato a compimento nel modo migliore lo sforzo dello Stato di risolvere a 360 gradi i problemi di quelle difficili settimane.

Zamberletti ha molto insistito a Morbegno su questo tasto, forsanche proprio per la presenza in sala di Bertolaso, in questi giorni impegnato in una difficilissima battaglia sulla gestione dei rifiuti. Un Commissario Straordinario – ha affermato in sostanza Zamberletti- una volta nominato rappresenta l’intero esecutivo in una vicenda di soccorsi, ed è quindi titolare di poteri fortissimi che sono finalizzati all’interesse pubblico più evidente. La presenza di un Commissario stabilmente impiantato in Valtellina per gestire l’emergenza, avrebbe impedito senz’altro che, al cambio del Governo – e di Ministro- che si verificò il giorno stesso della frana in quella fine di luglio 87, si andasse ad interrompere la catena di comando e controllo della gestione, e con essa il meccanismo del già avviato percorso di soluzione tecnica dei problemi. Lo stallo organizzativo e tecnico-operativo dei giorni successivi al cambio del Ministro, portò al peggioramento della situazione del lago effimero creatosi a seguito dello sbarramento dell’Adda causato dalla frana, e alla decisione sofferta e contrastata, quando ormai si temeva il peggio, di effettuare la famosa tracimazione controllata dell’enorme invaso artificiale.

Nel parlare di poteri commissariali, il riferimento di Zamberletti, neanche troppo velato, agli episodi di cui è protagonista incolpevole Bertolaso in questi giorni è apparso evidentissimo. Infatti un Commissario Straordinario, così essenziale per la soluzione di un problema emergenziale per i oteri che può dispiegare, deve essere messo dall’esecutivo nella condizione di poterli esercitare nel modo più completo possibile: l’esatto contrario di quanto avvenuto nella vicenda della discarica di Serre, in cui il Governo, per input di un singolo Ministero, ha sbiancato in una sola notte la decisione operativa del Commissario, rischiando di indebolire fortemente agli occhi dell’opinione pubblica sia il carisma del Commissario Straordinario che la stessa autorevolezza del Governo che a parole avrebbe voluto risolvere rapidamente i problemi.

Bertolaso, dal canto suo, ha raccolto immediatamente la amichevole provocazione, e con un intervento di rara intensità, carico di accenti severi e dignitosi, ha tratteggiato una importante similitudine tra lui e Zamberletti, dipingendo entrambi come poco funzionali a un sistema che in genere non gradisce coloro che cercano davvero di risolvere i problemi; un sistema politico e istituzionale che ha in uggia personaggi che, con la loro notorietà e il loro carisma pubblico, rischiano di mettere in ombra la mediocrità delle azioni ordinarie svolte dalle nostre spesso farraginose istituzioni.

Riflessioni, quelle dei due personaggi, che hanno e avranno un peso non da poco nel dibattito del prossimo periodo. In particolare, sul ruolo originale del Commissario Straordinario per le grandi emergenze, converrà quanto prima appuntare la nostra attenzione, per riscoprirne quegli aspetti istituzionali, giuridici e tecnico-operativi che in passato hanno fatto la gloria di questa figura, dal terremoto del Friuli fino a quello della Campania – Basilicata.

 

Tipologia: Editoriale | Pubblicato il 22/06/2007 da Redazione