Spunti di riflessione dopo il trentennale del grande terremotoStampa
Alla conclusione delle celebrazioni per la ricorrenza del trentennale del grande terremoto che nel 1980 sconvolse la Campania e la Basilicata, è possibile forse tracciare una valutazione sui significati emersi dalla ricorrenza, attraverso il resoconto della visita effettuata nelle due regioni dal Presidente dell’ISPRO, On. Zamberletti, padre fondatore del servizio nazionale, assieme ad altri due grandi protagonisti della protezione civile, il Prefetto Enzo Mosino ed Ezio Galanti. Con una serie intensissima e ravvicinata di appuntamenti e di incontri, Zamberletti ha ripercorso alcune tappe della complessa geografia del terremoto, spostandosi per tre interi giorni attraverso le zone colpite dal sisma, partecipando ad alcuni incontri di commemorazione e di approfondimento. Dall'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università della Basilicata a Potenza, al bellissimo convegno di Sant'Angelo cui ha partecipato anche il ministro irpino Gianfranco Rotondi, passando per una serie di inviti e visite ufficiali presso comuni che hanno conosciuto Zamberletti da commissario e da ministro, i vari momenti di ricordo e di riflessione sono stati caratterizzati da grande sobrietà, e sono stati evitati con molta cura appuntamenti di grande effetto o di impronta eccessivamente retorica. Da questa visita è stato perciò possibile ricavare tutta una serie di spunti di riflessione che possono essere di grande utilità.
Proviamo ad elencare quelli che Zamberletti ha inteso evidenziare e sottolineare durante la “tre giorni” di celebrazioni.
Il primo tema balzato all’attenzione di tutti ha riguardato ovviamente lo stato e la qualità della ricostruzione delle zone colpite. Zamberletti ha osservato come la ricostruzione sia stata sostanzialmente completata dappertutto, e come i centri colpiti siano stati ricostruiti generalmente con saggezza e buon gusto, nel rispetto dell’ambiente e delle tipologie edilizie, sforzandosi di riconsegnare un’identità comunitaria alle popolazioni sopravvissute al sisma. La visita specifica che Zamberletti ha effettuato nei centri abitati di Conza, di Colliano, di Campagna, di Sant’Angelo, di Lioni, ha rafforzato questa impressione, persino nel caso in cui, come avvenuto a Conza di Campania, il nuovo paese è stato delocalizzato e ricostruito in una zona vicina ma diversa rispetto al nucleo originario terremotato.
Una seconda importante riflessione ha riguardato il “modello amministrativo” di ricostruzione utilizzato in Campania e Basilicata. Zamberletti ha avuto modo di sottolineare più volte, nei suoi interventi pubblici, come la scelta vincente sia stata allora - e sia tuttora- quella di affidare la ricostruzione nella sua quasi totalità alla responsabilità e all’autodeterminazione dei Sindaci e dei comuni. La storia ci ha sempre dimostrato che il decentramento delle funzioni di programmazione e di spesa produce risultati di indubbia efficienza gestionale e di efficacia di risultato. Oggi possiamo dire che il modello decentrato e partecipato ha funzionato in Campania e Basilicata così come aveva funzionato in Friuli.
A partire da queste osservazioni, grazie anche alla presenza in alcuni incontri del nuovo capo della protezione Civile, Prefetto Franco Gabrielli, si è potuto toccare anche il tema dell’organizzazione del nostro servizio nazionale di protezione civile. Zamberletti ha ribadito più volte, nei suoi interventi, come sia stata proprio la visione che il Commissario Straordinario ebbe delle difficoltà dei soccorsi nei primi giorni, a far nascere in lui l’esigenza e anche il disegno virtuale di come avrebbe dovuto essere concepita e organizzata la protezione civile italiana: un concerto di tutte le risorse presenti nelle amministrazioni pubbliche, in armonia con le istituzioni e gli organismi del privato sociale, a cominciare dalla comunità scientifica e dal volontariato, da porre sotto un unico coordinamento funzionale che deve essere assicurato direttamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Una consapevolezza, questa, che Zamberletti aveva già avuto in Friuli quattro anni prima, ma che al momento del terremoto campano il legislatore non aveva ancora recepito, lasciando la legge così com’era. I lunghi mesi passati da Zamberletti a contatto coi problemi del coordinamento della protezione civile in Campania, lo portarono a richiedere con forza l’adeguamento legislativo persino dopo l’emanazione nel febbraio del 1981 del D.P.R. 66, il regolamento previsto dalla vecchia norma. Infatti, in un’audizione parlamentare del settembre 1981 relativa all’indagine conoscitiva sul sistema di protezione civile”, lo stesso Zamberletti, così richiese esplicitamente l’abrogazione della vecchia legge 996/70 e la sua sostituzione con una nuova disciplina: ".....oggi devo dire, alla luce delle esperienze che abbiamo drammaticamente alle nostre spalle, che la legge del 1970 è inadeguata e superata per cui, la P.C. nel nostro Paese, non solo per l'assenza del regolamento (voglio dire anzi che ad una legge inadeguata nulla può aggiungere un buon regolamento), ma proprio per le carenze obiettive del testo legislativo, si trova al livello che tutti conosciamo .... Pertanto, oggi si impone con urgenza una revisione della legge…".
E dopo una riflessione del genere, quale altro tema poteva essere più importante di quello del potenziamento della prevenzione nel nostro Paese? Su questo tema Zamberletti ha spinto moltissimo in tutti i suoi interventi. I problemi in questo campo sono molti: occorre prima di tutto ridare nuovo slancio all’attività della Commissione Nazionale per la previsione e la prevenzione dei Grandi Rischi, al fine di ricondurre a unità tutti i riferimenti e i contributi della comunità scientifica in ordine alla conoscenza e alla prevenzione dei rischi. Vi sono settori di ricerca (uno per tutti lo studio dei precursori sismici) sui quali dobbiamo spingere sempre più forte in direzione di nuove acquisizioni e di nuove indicazioni per i piani di emergenza); imperativo categorico deve essere assicurare la raccolta, l’organizzazione e la messa a disposizione del sistema di protezione civile, di tutti i saperi e i risultati scientifici legati al rischio che giornalmente le università e le istituzioni scientifiche italiane sono in grado di produrre.
L’esperienza della Campania e della Basilicata ci ha fatto capire poi, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che occorre potenziare il ruolo dei sindaci per la prevenzione territoriale, mentre va riconsiderato con urgenza il ruolo del volontariato comunale, la cui immagine istituzionale non può e non deve rimanere quella di un semplice coadiutore dell’emergenza, bensì allargarsi alla funzione di garante del monitoraggio e della prevenzione dei rischi legati al territorio. Un volontariato di protezione civile che deve sempre di più rappresentare il sapere del territorio, la memoria degli eventi locali e la sentinella a difesa quotidiana delle persone e dei beni della comunità.
Proviamo ad elencare quelli che Zamberletti ha inteso evidenziare e sottolineare durante la “tre giorni” di celebrazioni.
Il primo tema balzato all’attenzione di tutti ha riguardato ovviamente lo stato e la qualità della ricostruzione delle zone colpite. Zamberletti ha osservato come la ricostruzione sia stata sostanzialmente completata dappertutto, e come i centri colpiti siano stati ricostruiti generalmente con saggezza e buon gusto, nel rispetto dell’ambiente e delle tipologie edilizie, sforzandosi di riconsegnare un’identità comunitaria alle popolazioni sopravvissute al sisma. La visita specifica che Zamberletti ha effettuato nei centri abitati di Conza, di Colliano, di Campagna, di Sant’Angelo, di Lioni, ha rafforzato questa impressione, persino nel caso in cui, come avvenuto a Conza di Campania, il nuovo paese è stato delocalizzato e ricostruito in una zona vicina ma diversa rispetto al nucleo originario terremotato.
Una seconda importante riflessione ha riguardato il “modello amministrativo” di ricostruzione utilizzato in Campania e Basilicata. Zamberletti ha avuto modo di sottolineare più volte, nei suoi interventi pubblici, come la scelta vincente sia stata allora - e sia tuttora- quella di affidare la ricostruzione nella sua quasi totalità alla responsabilità e all’autodeterminazione dei Sindaci e dei comuni. La storia ci ha sempre dimostrato che il decentramento delle funzioni di programmazione e di spesa produce risultati di indubbia efficienza gestionale e di efficacia di risultato. Oggi possiamo dire che il modello decentrato e partecipato ha funzionato in Campania e Basilicata così come aveva funzionato in Friuli.
A partire da queste osservazioni, grazie anche alla presenza in alcuni incontri del nuovo capo della protezione Civile, Prefetto Franco Gabrielli, si è potuto toccare anche il tema dell’organizzazione del nostro servizio nazionale di protezione civile. Zamberletti ha ribadito più volte, nei suoi interventi, come sia stata proprio la visione che il Commissario Straordinario ebbe delle difficoltà dei soccorsi nei primi giorni, a far nascere in lui l’esigenza e anche il disegno virtuale di come avrebbe dovuto essere concepita e organizzata la protezione civile italiana: un concerto di tutte le risorse presenti nelle amministrazioni pubbliche, in armonia con le istituzioni e gli organismi del privato sociale, a cominciare dalla comunità scientifica e dal volontariato, da porre sotto un unico coordinamento funzionale che deve essere assicurato direttamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Una consapevolezza, questa, che Zamberletti aveva già avuto in Friuli quattro anni prima, ma che al momento del terremoto campano il legislatore non aveva ancora recepito, lasciando la legge così com’era. I lunghi mesi passati da Zamberletti a contatto coi problemi del coordinamento della protezione civile in Campania, lo portarono a richiedere con forza l’adeguamento legislativo persino dopo l’emanazione nel febbraio del 1981 del D.P.R. 66, il regolamento previsto dalla vecchia norma. Infatti, in un’audizione parlamentare del settembre 1981 relativa all’indagine conoscitiva sul sistema di protezione civile”, lo stesso Zamberletti, così richiese esplicitamente l’abrogazione della vecchia legge 996/70 e la sua sostituzione con una nuova disciplina: ".....oggi devo dire, alla luce delle esperienze che abbiamo drammaticamente alle nostre spalle, che la legge del 1970 è inadeguata e superata per cui, la P.C. nel nostro Paese, non solo per l'assenza del regolamento (voglio dire anzi che ad una legge inadeguata nulla può aggiungere un buon regolamento), ma proprio per le carenze obiettive del testo legislativo, si trova al livello che tutti conosciamo .... Pertanto, oggi si impone con urgenza una revisione della legge…".
E dopo una riflessione del genere, quale altro tema poteva essere più importante di quello del potenziamento della prevenzione nel nostro Paese? Su questo tema Zamberletti ha spinto moltissimo in tutti i suoi interventi. I problemi in questo campo sono molti: occorre prima di tutto ridare nuovo slancio all’attività della Commissione Nazionale per la previsione e la prevenzione dei Grandi Rischi, al fine di ricondurre a unità tutti i riferimenti e i contributi della comunità scientifica in ordine alla conoscenza e alla prevenzione dei rischi. Vi sono settori di ricerca (uno per tutti lo studio dei precursori sismici) sui quali dobbiamo spingere sempre più forte in direzione di nuove acquisizioni e di nuove indicazioni per i piani di emergenza); imperativo categorico deve essere assicurare la raccolta, l’organizzazione e la messa a disposizione del sistema di protezione civile, di tutti i saperi e i risultati scientifici legati al rischio che giornalmente le università e le istituzioni scientifiche italiane sono in grado di produrre.
L’esperienza della Campania e della Basilicata ci ha fatto capire poi, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che occorre potenziare il ruolo dei sindaci per la prevenzione territoriale, mentre va riconsiderato con urgenza il ruolo del volontariato comunale, la cui immagine istituzionale non può e non deve rimanere quella di un semplice coadiutore dell’emergenza, bensì allargarsi alla funzione di garante del monitoraggio e della prevenzione dei rischi legati al territorio. Un volontariato di protezione civile che deve sempre di più rappresentare il sapere del territorio, la memoria degli eventi locali e la sentinella a difesa quotidiana delle persone e dei beni della comunità.
di Lorenzo Alessandrini
Categoria: Protezione Civile
Tipologia: Articolo | Pubblicato il 11/12/2010 da Redazione






