PRO DOMO ISPROStampa
E’ stato appena pubblicato un altro libro di critica feroce nei confronti di Bertolaso e di quanto ha fatto in questi anni (Protezione incivile di Piero Messina - edizioni BUR Rizzoli). Ho esaminato solo sommariamente l’opera nel suo complesso e non ho intenzione, quindi, di esprimere pareri approfonditi in merito. Una sola eccezione: da febbraio si moltiplicano libri e libretti contro Bertolaso e la “sua” protezione civile, mentre prima l’uomo era quasi coralmente osannato come un salvatore della Patria. In altri termini, perché quasi nessuno l’ha fatto prima? Io l’ho fatto.
Ecco perché, avendo letto attentamente le valutazioni che il libro dedica a ISPRO e alla mia persona in particolare (pagg. 44 e 45), non posso non replicare.
L’autore, nella sua furia distruttrice, colloca praticamente anche ISPRO in uno dei gironi dell’inferno di Bertolaso, pur se non tra i più profondi. Infatti, definire ISPRO come il pensatoio della protezione civile ci inorgoglirebbe se non fosse ironico. Ma etichettarlo come “organismo esterno del Dipartimento nazionale” oppure caratterizzarlo come “elemento di raccordo tra i militari e la protezione civile”, significa parlarne a sproposito e aver capito niente del nostro statuto e delle nostre finalità.
Si afferma poi, per quanto mi riguarda, che sarei uno strenuo difensore dei principi operativi della protezione civile ideata e messa in campo da Berlusconi e lo dimostrerebbe un editoriale del 17 febbraio 2010 (Ci voleva la magistratura?) che assolve il capodipartimento, Guido Bertolaso, e liquida il sistema gelatinoso ipotizzato dai magistrati come fenomeno di corruzione spicciola - anche se poi, bontà sua, si aggiunge che il sottoscritto - non risparmia critiche alla privatizzazione della protezione civile.
La mia ostilità alla politica di Berlusconi e Bertolaso in materia di protezione civile, che mi ha fruttato anche l’emarginazione politica, ha raggiunto davvero un bel risultato! Sarei tentato di pensare che c’è malafede da parte dell’autore ma voglio invece credere che egli non abbia letto o capito le mie esternazioni.
Tra coloro che sono stati vuoi Capi del Dipartimento della protezione civile vuoi Parlamentari di Forza Italia vuoi Membri di ISPRO, sono uno dei pochi che abbia criticato in tempi non sospetti ed “expressis verbis” la gestione politico-operativa della protezione civile “alla Bertolaso”, stigmatizzando l’obsolescenza della normativa, la mancanza di previsione e prevenzione, l’inadeguatezza della gestione dell’emergenza e i fenomeni di aumento delle spese e degli sprechi.
Basterebbe infatti leggere, nemmeno troppo attentamente, il testo citato e gli altri miei editoriali comparsi sul sito di ISPRO, che l’autore ha (involontariamente?) ignorato. Si tratta di editoriali pubblicati la maggior parte prima del febbraio 2010 ”, ben prima dello scoppio dello scandalo della cricca (“Le competenze in materia di protezione civile” del 9 giugno 2008; “Perché urge una nuova legge sulle calamità” dell’11 settembre 2008; “Otto pilastri per una legge sul volontariato di protezione civile” del 23 dicembre 2008; “Una nuova società di Stato” del 26 gennaio 2010; “Costruire in emergenza” dell’8 marzo 2010).
Tornando al giudizio del libro, io non assolvo Bertolaso (non sono né prete né giudice), mi rammarico soltanto che la stampa s’interessi morbosamente della corruzione, anche spicciola (massaggi o altre prestazioni gratuite), senza però analizzare criticamente il “sistema di protezione civile italiano” che a mio parere non funziona. Quella è la vera pecca di Bertolaso: se poi è pure corrotto, lo stabilirà la magistratura, non certo io. Ritengo pertanto di essere stato non uno strenuo difensore ma uno strenuo critico, anche se purtroppo inascoltato, dei principi operativi della protezione civile ideata e messa in campo da Berlusconi. Se ci fossero ancora dubbi, domandatelo a Guido Bertolaso stesso, ve lo potrà confermare.
Ancora una notazione. Si cita, sempre con accento ironico, un mio parere del 2001 circa la possibilità di impiegare il volontariato contro il terrorismo, come auspicato da Bush in America. L’autore forse dimentica che esiste la “difesa civile” (materia di cui s’interessa anche ISPRO) che concorre alla difesa militare del Paese e che si avvale, guarda caso, anche delle forze della protezione civile. Ma è un discorso che presuppone una certa preparazione da parte di chi vuole affrontarlo.
Finora ho parlato soprattutto di me ma non posso trascurare le parole che riscontro nel testo a pag. 44 a proposito del generale Vittorio Bernard, anch’egli vicepresidente dell’ISPRO. Bernard –scrive Piero Messina - finisce a giudizio con l’accusa di aver favorito vantaggi patrimoniali e appalti facili a fornitori della Difesa, più interessati a vendere mine e caricatori che ai progetti umanitari del generale. L’autore non aggiunge altro, tanto meno che l’azione giudiziaria nei confronti del generale Bernard si concluse con l’assoluzione di tutti gli accusati con formula piena perché “il fatto non sussisteva”. L’accusa, aggiunsero i giudici, era stata impostata su un’erronea valutazione dei termini tecnico-amministrativi dell’appalto. Non è pleonastico chiarire che si trattava di attività che nulla aveva a che vedere con l’impegno di Bernard nella protezione civile e in ISPRO. A metà degli anni ’80, il generale Bernard, allora Direttore generale Lavori Demanio e Materiali del Genio militare, si era occupato dell’acquisizione da parte dell’Esercito di materiali per minamenti e sminamenti.
Giudichi il lettore se ci sia malafede. Io ho iniziato questa difesa di ISPRO astenendomi da un commento particolareggiato sul contenuto del libro. Voglio però terminare con un auspicio: che il resto del testo sia redatto con più rigore di quanto non ne sia stato adoperato per descrivere ISPRO.
Gen. Luigi Manfredi







