PresidenteStampa



Giuseppe Zamberletti è indubbiamente il padre e il fondatore della protezione civile italiana.
Dire Zamberletti è, naturalmente, dire Friuli, Irpinia e Val di Stava. Ma se è facile pensare a lui come il protagonista, ancora oggi ricordato ed apprezzato, delle più grandi performance commissariali della nostra storia, occorre riconoscere che è sulla progettazione e la costruzione del “sistema” tratteggiato dalla legge 225/92 che il suo contributo appare determinante, soprattutto per aver teorizzato alcune nuove fondamentali intuizioni che si sono imposte nel tempo come autentici pilastri del nostro moderno servizio nazionale.
Molti sono gli elementi di novità introdotti da Zamberletti nella protezione civile italiana.
Aver pensato, cercato e ottenuto la realizzazione di un sistema di protezione civile “preesistente” agli eventi, con cui interrompere la tradizionale e burocratica consuetudine di costruire in corsa una macchina dei soccorsi unicamente sulla scorta delle notizie frammentarie in arrivo dalle zone colpite: un presidio di protezione civile, dunque, già operante sul territorio nel tempo ordinario, e pronto a scattare in caso di necessità.
L'aver individuato negli ottomila comuni italiani, e non più nelle sole cento prefetture, il luogo di realizzazione e di funzionamento di quei presidi, per favorire il più possibile, oltre alle attività di prevenzione territoriale e la rapidità degli interventi, anche la crescita e la diffusione di una cultura di protezione civile in sede locale.
L'aver coinvolto e responsabilizzato nelle attività di protezione civile il volontariato organizzato, riconoscendogli la dignità di struttura operativa del servizio nazionale, in controtendenza con il tradizionale utilizzo di volontari spontanei e disorganizzati, tipico della fase storica immediatamente precedente.
Come è noto, a Zamberletti si deve la nascita del Dipartimento della Protezione Civile così come lo conosciamo oggi: articolazione di eccellenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la nascita di Emercom per la gestione coordinata degli interventi, e quella della Commissione Grandi Rischi che valorizzando finalmente le capacità e i contributi della comunità scientifica ai fini dell'individuazione e dello studio dei maggiori rischi italiani, dà l'impulso decisivo alla nascita e all'affermazione del concetto di previsione e prevenzione, che informerà di sé il cammino degli anni a venire, e che cambierà il volto alla protezione civile del terzo millennio.
Una protezione civile che non va più identificata nella mera attività di soccorso pubblico, della raccolta dei morti e della conta dei danni, bensì quale progetto sociale di protezione e tutela della popolazione a cui chiunque può contribuire in momenti e con strumenti diversi.
Anche dal punto di vista della gestione operativa della protezione civile la gestione Zamberletti introduce parecchie novità, codificando e raffinando le tecniche di intervento coordinato di soccorso delle popolazioni in fase di emergenza soprattutto mediante l'uso sistematico di strumenti di carattere straordinario - le ordinanze di protezione civile – che garantiscono tempestività ed efficacia d’azione sulla base di un rapporto fiduciario tra il responsabile delle operazioni, cioè il Presidente del Consiglio o il suo delegato, la popolazione da assistere e l'opinione pubblica.
Con la fondazione di Ispro - Istituto per gli studi e le ricerche di protezione civile -, Zamberletti vuole colmare il vuoto di carattere culturale che si era formato attorno ad una materia di per sé abbastanza giovane come la protezione civile, che necessitava senz'altro di una attenta organizzazione delle esperienze vissute e del patrimonio di conoscenze tecniche, scientifiche e sociali a vario titolo acquisite dal sistema paese.






