Perché urge una nuova legge sulle calamitàStampa

In Italia, il 40 per cento della popolazione vive in aree a rischio sismico, dove il 64 per cento degli edifici non è costruito secondo le norme antisismiche e dove sono morte 120.000 persone nell’ultimo secolo. Due milioni di persone sono esposte al rischio vulcanico. Negli ultimi novanta anni ci sono state in Italia 5.400 alluvioni e 11.000 frane. Questi disastri sono costati negli ultimi venticinque anni oltre 200.000 miliardi di lire.

Finora si è sempre fatto ricorso a ordinanze e decreti urgenti per definire le competenze, stabilire i provvedimenti e reperire i relativi fondi, ma non si è ancora riusciti ad intervenire in modo omogeneo ed organico e si continua ad assistere a variazioni in corso d’opera. Ad esempio, a seguito degli eventi sismici, che hanno colpito le Marche e l’Umbria nel 1997, sono stati emanati ben ventiquattro provvedimenti ed in particolare: 15 ordinanze ministeriali, 4 decreti-legge, 2 leggi finanziarie (1997 e 1998) e 3 decreti ministeriali, al fine di affinare con il tempo le misure d’intervento. All’estemporaneità e all’intempestività si aggiunge il rischio di paralizzare il lavoro degli amministratori. Il tutto con il risultato di lasciare le popolazioni colpite nell’incertezza del futuro, perché l’improvvisazione produce inevitabilmente inconvenienti e disparità di comportamenti e trattamenti. Alle volte, addirittura, essa aggrava i danni. E’ quindi più che mai urgente affrontare il problema in modo organico e completo e non si obietti che mancano i fondi, perché intervenendo nel ristoro dei danni a seguito delle emergenze si è sempre pagato di più, in modo disordinato e diseguale da regione a regione, sempre a carico dello Stato senza coinvolgere la responsabilità dei cittadini.

Al Senato, presso la Commissione Ambiente, Territorio e Beni ambientali, furono presentati nella XV legislatura due disegni di legge quadro sulle calamità naturali. Si giunse in Commissione ad un testo unificato (Nota 1) ma l’iniziativa si arenò per decisione del Governo e anche nella legislazione successiva (2006-2007) il problema non fu più affrontato. Ciò, non ostante che in Parlamento sia ricorrente la lamentela, in occasione di ogni evento calamitoso, che non si sia ancora affrontata l’esigenza di una legge quadro sulle calamità, che disciplini cioè con semi-automatismo il ristoro dei danni, la ricostruzione e il ripristino ambientale. La domanda che sorge spontanea è allora: c’è ancora bisogno o no di una simile legge? Giudichino i lettori!

L’Italia è l’unico grande Paese occidentale senza una legge operante sulle coperture assicurative per le catastrofi naturali e il cittadino, da una parte, non ha garanzia di risarcimento e, dall’altra, non è responsabilizzato (Nota 2).Negli ultimi anni siamo stati risparmiati dalle grandi calamità e gli eventi sono stati di lieve portata ma non dobbiamo illuderci, perché il territorio italiano continua ad essere estremamente fragile per propria natura e per una colpevole assenza di politica di prevenzione diffusa.
Il titolo di un possibile disegno di legge, che fu anche allora adottato per il testo unificato, è per se stesso eloquente "Ristoro dei danni, ricostruzione e ripristino ambientale a seguito di calamità". Il provvedimento dovrebbe, infatti, proporsi di fornire una norma di riferimento per disciplinare con immediatezza i processi "post calamità", distinguendoli nettamente da quelli relativi all'emergenza ed evitando, così, quell'indeterminatezza, per non dire quella confusione, che tuttora regna tra "stato di emergenza" e "stato di calamità". Gli obiettivi che ci si dovrebbe riproporre sono indubbiamente ambiziosi, perché si tratta di riordinare una normativa in materia stratificata nel tempo, confusa e talvolta contraddittoria, secondo i seguenti principi fondamentali:

  • raccogliere in unica legge le disposizioni che riguardano le attività e i finanziamenti da attivare a seguito di calamità;
  • automatizzare e semplificare, nella maggior misura possibile, il censimento dei danni, le richieste di indennizzo e l'attuazione dei provvedimenti conseguenti;
  • ridurre l'impegno finanziario a carico dello Stato per danni a privati con l'introduzione di un sistema assicurativo a condizioni agevolate e controllate;
  • predisporre un fondo preventivo di riserva per affrontare le spese che lo Stato deve comunque affrontare con grande probabilità negli anni a venire;
  • vincolare la ricostruzione al rispetto dei principi base che regolano la riduzione dei rischi sul territorio, ad evitare che prevenzione e ricostruzione vadano per proprio conto;
  • disciplinare in modo innovativo l'intera materia nel rispetto della modifica al Titolo V della Costituzione, che riconosce alle Regioni talune competenze esclusive anche nelle materie riguardanti le calamità.

La legge dovrà rendere semplici e veloci i provvedimenti, predisponendo le misure necessarie (ristoro dei danni, interventi di ricostruzione, agevolazioni fiscali, misure a favore di attività produttive, proroga di termini, ecc) in modo uniforme su tutto il territorio nazionale e in maniera semiautomatica, dando altresì la certezza ai cittadini ed agli enti locali interessati dall’evento calamitoso di poter disporre di risorse certe in tempi brevi. Tra gli altri, tre punti dell'iniziativa dovrebbero essere altamente qualificanti. In primo luogo la volontà, finalmente, di affrontare in maniera organica una materia complessa come il "post calamità" che è stata finora non sempre gestita con la dovuta professionalità e solerzia. Basti ricordare, per non parlare di calamità ben più lontane nel tempo a cominciare dal sisma del Belice, che a distanza di 11 anni dal più recente terremoto che ha colpito l'Umbria e le Marche, non sono ancora del tutto eliminati i disagi causati dalla calamità. In secondo luogo, dovrebbe essere posto tra gli scopi da perseguire non solo il ristoro dei danni e la ricostruzione ma anche il ripristino dell'ambiente sicuramente devastato. Quest'ultimo proposito vuol essere la dimostrazione dell'ormai acquisita attenzione del Parlamento per i valori fondamentali della salvaguardia del mondo che ci circonda, nel quale viviamo e vivranno le future generazioni, fermo restando che se non si attiverà contestualmente una buona politica di prevenzione, ogni sforzo sarà inutile e improduttivo. In terzo luogo, infine, dovrebbe essere affrontato in modo concreto e fattibile il problema dell’assicurazione privata contro le calamità naturali. La soggezione al rischio naturale di quasi tutto il territorio nazionale è ben nota a tutti, ma non è noto a tutti che, negli ultimi vent'anni, circa mille milioni di euro sono stati spesi dallo Stato per il ristoro di danni a seguito, appunto, di calamità naturali. La necessità di favorire, a livello nazionale, un sistema di assicurazione/riassicurazione per danni derivanti da calamità naturali è stata più volte ribadita (non solo dagli esperti del settore!) e oggetto di iniziative legislative, peraltro finora senza successo. Un testo equilibrato e sostenibile dovrebbe:

  • definire la configurazione del tipo di assicurazione che si vuole istituire;
  • indicare che l'assicurazione alla quale si pensa è riferita solo alle costruzioni private, in quanto non appare logica, in termini di costo/efficacia, l'assicurazione dei Beni dello Stato;
  • escludere le costruzioni abusive, criterio che appare doveroso;
  • indicare gli incentivi, che dovrebbero invogliare il cittadino ad assicurarsi, invece di fare affidamento sul solo ristoro dallo Stato;
  • definire le finalità del Fondo per quanto riguarda sia le agevolazioni per l'assicurazione sia la garanzia riassicurativa;
  • fissare, in sostanza, i criteri ai quali il Governo dovrà attenersi nel definire le modalità di attuazione della normativa.

In conclusione, si è fermamente convinti che debba essere messa a punto urgentemente una seria, approfondita e articolata proposta su questo importantissimo tema a causa della gravità sia del problema sociale (il 40% della popolazione italiana vive in zone a rischio sismico; il 64% degli edifici non è anti-sismico, il 50% delle imprese è collocato in aree a rischio frane o alluvioni), sia del problema economico (negli ultimi 30 anni il costo “stimato” per lo Stato è stato, mediamente, di 3,5 miliardi di euro l’anno, con sovvenzioni “ex post” e con punte annue di 10-20 miliardi di euro!). Non occorre peraltro inventare niente, in quanto sono oggi presenti, a livello internazionale, differenti modelli di gestione di tale strumento. Il sistema delle assicurazioni per i rischi da catastrofe naturale non solo è fattibile, come dimostra l'esperienza di molti importanti Paesi, ma è anche l'unico in grado di affrontare con maggiore efficienza, correttezza e trasparenza, il problema dell'indennizzo per i danni arrecati dalle catastrofi naturali ai privati, permettendo così allo Stato di destinare le limitate risorse finanziarie non solo alle emergenze, come avviene soprattutto oggi nel nostro Paese, bensì alla prevenzione. Si vorrà porre rimedio a questa grave lacuna nella legislazione del nostro Paese o dovremo ancora, nella prossima emergenza, assistere all’emanazione consueta di provvedimenti confezionati in modo estemporaneo, disordinato, iniquo e costosissimo?

Nota 1.

Testo unificato dei disegni di legge "Atto Senato 533",primo firmatario il Senatore Manfredi, e "Atto Senato 930", primo firmatario il Senatore Specchia.

Nota 2.

L’articolo 1, comma 202, della legge finanziaria 2005 prevedeva una forma assicurativa per le calamità, ma il regolamento di applicazione non ha visto la luce a causa di “nodi tecnici irrisolti”, da individuare nella superficialità e nell’approssimazione del testo (difetti già messi in rilievo durante la discussione in Parlamento con la contestuale proposta di un emendamento migliorativo, peraltro bocciato) e nell'assenza di coinvolgimento preventivo dei principali “attori”, associazioni di categoria e società di assicurazione.

 

Tipologia: Editoriale | Blog | Pubblicato il 11/09/2008 da Redazione