Lettera del Vice Presidente Gen. Manfredi sulla seconda fase dell'emergenza all'AquilaStampa

Pubblichiamo la lettera sulla seconda fase dell'emergenza all'Aquila, che il Gen. Luigi Manfredi, il Vice Presidente Ispro, ha inviato a "Il Giornale".

Caro Direttore,
leggo a pagina 16 de “Il Giornale” di ieri 10 dicembre che il Capo del Dipartimento della protezione civile lamenta ritardi nella costruzione dei “moduli abitativi provvisori” e accusa le ditte appaltatrici di non rispettare i contratti minacciando, altresì, di stracciare quelli delle ditte inadempienti.
Non voglio giustificare i ritardi e le manchevolezze degli imprenditori. Sicuramente dovremo presto lamentare anche guasti e malfunzionamenti nei moduli stessi appena consegnati. I vincoli dei contratti saranno stati, inoltre, sicuramente molto dispendiosi, perché approntati sotto l’assillo dello stato di emergenza.
Mi pare peraltro troppo comodo gettare la croce mediatica solo sui costruttori (con i quali non sarebbe facile rescindere giuridicamente i contratti) senza che la Protezione civile faccia anche un esame di coscienza con se stessa.
Come si può infatti pretendere che tutto funzioni ad orologeria quando le commesse sono state messe a punto e propagandate in tempi brevissimi per ragioni politico-mediatiche partendo da zero? Quando mai in Italia le cose funzionano così? Ci si illude e si illude per poi doverne rendere conto ma la colpa è sempre degli altri!
Perché, invece, non si è provveduto ad individuare preventivamente con regolare appalto quali ditte avrebbero poi assunto il compito di costruire, in caso di disastro, i moduli abitativi in tempi prestabiliti? Mi spiego meglio.
E’ in sostanza una questione di previsione e prevenzione: tenuto conto delle valutazioni di rischio sul territorio nazionale, che ben conosciamo, non è azzardato mettere a punto un progetto che ipotizzi le esigenze almeno minime di moduli prefabbricati nelle zone a maggior rischio di terremoto e, conseguentemente, impegnare con regolare appalto ditte specializzate alla costruzione di tali moduli in tempi prestabiliti. Lo Stato fornirebbe alle ditte in questione solo i fondi sufficienti per attrezzarsi e, all’emergenza, acquisterebbe i moduli a prezzi sicuramente inferiori a quelli ai quali è costretto ora.
Siamo, invece, in sostanza alle solite. Nella fase della ricostruzione le provvidenze a favore dei colpiti sono inventate sul momento con evidenti sperequazioni, ingiustizie e disfunzioni. I soldi si cercano caso per caso e i problemi del post-calamità si risolvono costantemente in maniera estemporanea.
Non illudiamoci però che qualcosa cambi. Una simile misura fu proposta una dozzina d’anni orsono, in tempi non sospetti, ma non fu mai presa in considerazione. In Parlamento e nel Governo non c’è il coraggio di affrontare questo come altri problemi di fondo della protezione civile. Con la dichiarazione dello “stato di emergenza nazionale” e con le ordinanze contingenti si cerca di porre rimedio anche alle inadempienze nel campo della previsione-prevenzione e si evitano gli appalti. Ma qualche volta il sistema fa cilecca.

 

Tipologia: Articolo | Pubblicato il 14/12/2009 da Redazione News