Le competenze in materia di protezione civileStampa

“CHI FA CHE COSA IN PROTEZIONE CIVILE”[1]

 

deus ex machina

 

 

Nel vasto panorama degli argomenti che caratterizzano un modello di protezione civile il più importante è senza dubbio quello delle competenze, in altri termini la definizione di chi deve fare che cosa. prima, durante e dopo le emergenze.
Come in guerra, una chiara definizione delle attribuzioni è fondamentale, anche se il ricorso sistematico al commissariamento può sembrare il toccasana che risolve le incertezze.Parto ovviamente dalla Costituzione che, modificata nel 2001, classifica la protezione civile come materia concorrente, per la quale cioè le competenze sono suddivise tra lo Stato e le Regioni, norma non così facile da applicare, soprattutto se si tiene conto che la normativa attuale, a livello nazionale non è stata sostanzialmente rivista per adeguarla al dettato costituzionale e si è consolidata in maniera difforme, senza precisare univocamente le linee direttrici del sistema, tanto meno i criteri ai quali dovrebbero attenersi le regioni e, infine, con una pericolosa sovrapposizione di responsabilità e di compiti. Anche a livello regionale la normativa è estremamente difforme da regione a regione,sia perché redatta per alcune regioni prima del mutamento costituzionale sia perché definita in carenza di direttive comuni emanate dallo Stato, come vorrebbe appunto la Costituzione e considerata altresì la ben nota deprecabile abitudine di fare le leggi con la tecnica del taglia e incolla e non sempre sopprimendo esplicitamente le norme precedenti in contrasto. Talvolta è stato fatto ricorso alla formula magica sono soppresse le norme precedenti in contrasto con la presente. Formula che anche ai più provveduti appare quanto mai vaga, perché spesso la difficoltà consiste proprio nell’individuare le norme in contrasto e si da quindi spazio al pericoloso costume dell’interpretazione delle norme. Se le norme si debbono interpretare, esse non sono evidentemente scritte bene. Ne è la riprova emblematica e in un certo senso paradossale una circolare del 2002 che tende a fare chiarezza, con un pregevole sforzo di interpretazione delle norme in vigore ([2]).
A mio avviso, secondo la Costituzione competenza concorrente significa che Stato e Regione hanno facoltà di decisione al proprio livello sulla stessa materia ma non che decidono assieme sullo stesso argomento. Le note riportate in allegato si ripropongono quindi di fare il quadro delle competenze in tema di protezione civile ai vari livelli (Presidente del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della protezione civile, Prefetto, Regione, Provincia,Comune e Comitato paritetico Stato -Regioni - Enti locali) (
[3]). Nelle note al saggio sono messe in evidenza le sovrapposizioni e le contraddizioni che a mio avviso esistono fra le diverse disposizioni. salvo errori od omissioni, sempre possibili considerata la giungla delle leggi e dei decreti che si sono succeduti dal 1992 ad oggi. Ho cercato cioè di fotografare le competenze secondo la Costituzione e secondo la normativa ordinaria, limitandomi peraltro all’esame della situazione post legge base della protezione civile ma sarebbe, forse, necessario approfondire l’analisi anche della legislazione precedente. Qualche vecchia norma dimenticata e non abrogata espressamente potrebbe infatti essere scoperta, al momento opportuno, da un solerte Pubblico Ministero. Mi conforta in ciò la constatazione che negli ultimi anni, anche in presenza di calamità di limitata entità o comunque gestibili dalla regione, a dispetto della Costituzione, l’intervento coordinatore del Dipartimento della Protezione civile è stata la prassi con la conseguente invasione di campo nelle competenze delle regioni e non solo quelle del sud notoriamente in ritardo nel darsi un sistema di protezione civile efficiente. La prassi è stata addirittura formalizzata in una legge del 2002 grazie alla quale il Capo del Dipartimento, ancor prima della dichiarazione di stato d'emergenza, può già operare come un Commissario de facto ([4]), con l'unico obbligo di sentire la regione o le regioni colpite. A parte i dubbi di costituzionalità, ciò non aiuta certo le regioni a crescere.

In conclusione, alcune domande sorgono spontanee: sono sbagliate o equivoche la Costituzione e le leggi ordinarie vigenti o sono errate la loro interpretazione e la loro pratica applicazione e, inoltre, ci vuole più Stato oppure più Regione in protezione civile?
In ogni caso appare evidente dall’analisi che per la protezione civile sarebbe opportuno rivedere organicamente l’intera legislazione, precisando le formulazioni, eliminando le sovrapposizioni, assegnando compiti differenziati, aiutando le regioni ad organizzarsi per onorare le proprie attribuzioni ed evitando laddove non necessario il ricorso all’intesa.
Il saggio non termina peraltro con una proposta organica di configurazione di una nuova legge, perché gli argomenti che è necessario affrontare preventivamente non sono solo le competenze ma anche altri, come la definizione delle finalità generali, la tipologia dei rischi, le fasi e le attività di protezione civile, le forze (in particolare il volontariato) e i mezzi, la formazione e l’informazione, la collaborazione internazionale (in particolare europea), le procedure e gli aspetti finanziari.
Mi ripropongo di proseguire nell’indagine sui singoli argomenti in prossimi interventi su questo sito, con lo scopo di attivare in merito la discussione e l’approfondimento critico in armonia con gli scopi istituzionali di ISPRO.

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[1] Le valutazioni contenute nel presente testo e nell’allegato non riflettono la posizione ufficiale di ISPRO. Esse rappresentano il pensiero personale del Generale Dottor Luigi Manfredi (Vicepresidente dell’Istituto), con l’intento di sollecitare contributi di idee e un aperto dibattito sull’argomento.
[2] Circolare del 30.09.2002 del Dipartimento della Protezione Civile DPC/CG/0035114 dal titolo “Ripartizione delle competenze in materia amministrativa”, pubblicata sulla GU dell’8.10.2002.
[3] Le competenze in tema di protezione civile sono contenute, principalmente anche se non solo, in ben sei norme di livello primario o secondario: la legge 225/1992, i decreti legislativi 112/1998 e 300/1999, e le leggi 401/2001, 286/2002 e 152/2005.
[4] Articolo 3 della legge 286 del 2002.

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Tipologia: Editoriale | Blog | Pubblicato il 24/07/2008 da Redazione