Come si fa protezione civile in un Comune...Stampa
Un comune nuovo o un nuovo comune? E' possibile a questi chiari di luna immaginare un Sindaco e un sistema comunale che prendono tanto sul serio la tutela dei propri cittadini da fare della protezione civile una delle principali attività quotidiane del municipio? E' ancora giusto dire che ai piccoli comuni non si può chiedere di essere virtuosi in questo settore per la solita inguaribile mancanza di risorse, e che occorre affidarsi quasi completamente alla macchina sussidiaria dello stato che ci soccorra in emergenza? E' ancora giusto affermare che sotto i cinquemila abitanti le buone intenzioni si scontrano con le difficoltà organizzative tipiche dei piccoli comuni? Certo, non vi è dubbio che l'immagine che esce fuori dallo screening dei piccoli comuni italiani possieda tratti di verità: ma è anche vero quello che alcuni vanno dicendo da tempo in modo poco ascoltato, e cioè che spesso la prima a mancare, più che la disponibilità finanziaria, è la buona volontà degli amministratori, che è da intendersi come coraggio e capacità di scatenare la propria creatività anche di fronte alle difficoltà finanziarie ed organizzative, per costruire un sistema locale di protezione civile efficiente senza dover sempre e soltanto ricorrere al portafoglio degli enti sovraordinati e senza dover sempre recitare la parte di quelli che vorrebbero ma non possono per altrui colpe. E' questo il caso di Gaggio Montano, un comune dell'Appennino bolognese (in odor di Toscana) di 4000 anime circa, che da alcuni anni ha avuto la fortuna di trovarsi fra le mani amministratori capaci e coraggiosi e tecnici validissimi e fantasiosi, i quali in breve tempo hanno costruito -senza spendere poi un'enormità- un sistema locale di protezione civile invidiabile in tutta Italia e anche fuori. Innanzitutto per l'aspetto culturale che lo informa: a Gaggio tutti, ma proprio tutti gli abitanti si occupano di protezione civile. Tutti partecipano alla formazione, alle periodiche e frequenti esercitazioni, e tutte le associazioni locali hanno un ruolo nella gestione delle attività. La pianificazione non manca certo, e l'organizzazione nemmeno: le strutture operative vengono tenute sempre a motore acceso e il comune non fa mai mancare le infrastrutture e gli aiuti che necessitano per fare andare avanti nel modo più perfetto una macchina tanto virtuosa. Il Sindaco si è dotato di una struttura – e che struttura - per coordinare le operazioni di emergenza, e l’informazione alla popolazione viene garantita in modo puntuale. Il volontariato è coccolato ma anche responsabilizzato. Che dire di più? Sarebbe quasi bene non far conoscere in giro questa esperienza, poiché dà il cattivo esempio. Fra tanto comodo vittimismo di coloro che dell'autonomia locale accettano solo la parte comoda, chi fa bene il proprio dovere rischia di apparire oggi quasi come un guastafeste.
Lorenzo alessandrini






