Chi ha inventato il volontario della protezione civile?Stampa

Il volontariato di protezione civile è oggi una risorsa insostituibile del servizio nazionale della protezione civile. Siamo abituati a vederlo, a riconoscerlo, ad apprezzarne il valore, la consistenza operativa e la disponibilità a partecipare alle iniziative e alle emergenze.
La legge 225/92 all'articolo 18, tratteggia del resto come acquisita questa nuova forza, stabilendo di disciplinarne con appositi regolamenti la vita e il meccanismo di funzionamento all'interno del sistema complesso.
Ma ci siamo mai chiesti, in fondo, dove trae la sua origine il "volontario di protezione civile"? Chi lo ha inventato? Chi ha ha teorizzato per la prima volta questa figura pescata nel vasto bacino della cittadinanza attiva, cercando di precisarne ruoli e competenze, per poi lanciarla ideologicamente fino a farla assimilare a buon diritto dalla legge 225/92 tra le maggiori strutture operative di riferimento della protezione civile, con la stessa dignità normativa assegnata a realtà come il Corpo Nazionale dei VV.F. o le Forze Armate?
Ebbene, per collocare in un periodo preciso la prima esperienza compiuta di volontariato di protezione civile organizzato, dobbiamo tornare indietro fino all'inizio degli anni 80.
A quel momento, esistevano già esempi fulgidi di volontariato a carattere spontaneo, che le prefetture cercavano di regolamentare istituendo ruolini di inquadramento, di dubbia fortuna.
A Firenze nel 1966, nel Belice del 1968, nel Friuli del 1976, dalle parrocchie, dalle associazioni, dai circoli dopolavoristici, dai sindacati, migliaia di persone si organizzavano spontaneamente con grande slancio per recarsi da subito nelle zone colpite a dar manforte al sistema dei soccorsi che andavano formandosi nei luoghi colpiti.
Tuttavia si trattava spesso di un volontariato che rischiava di pesare, e di recare intralcio a un sistema fondato su procedure, attivazioni, sistemi gerarchici piuttosto standardizzati, e su un concetto di intervento pubblico tanto superato quanto legato a invincibili soggezioni burocratiche.
Eravamo ai primi di novembre del 1981, e Giuseppe Zamberletti stava portando a compimento la sua opera di Commissario Straordinario per le zone terremotate della Campania e della Basilicata, colpite dal sisma del 23 novembre 1980.
Il Paese era guidato dal I^ Governo Spadolini, e Zamberletti nel frattempo era già stato nominato "Alto commissario con il rango di Ministro, per la predisposizione degli strumenti amministrativi e normativi necessari ad attuare il coordinamento dei servizi concernenti la protezione civile".
Insomma, si era dopo la vicenda di Vermicino, e Pertini aveva voluto che Zamberletti ricevesse dal Governo l'incarico di fondare finalmente la protezione civile italiana, di cui, dopo le prime terribili 48 ore in Irpinia, si era compresa l'estrema necessità.
A un anno circa dalla scossa distruttiva della Campania, il Commissario Straordinario per le zone terremotate stava portando a termine un programma imponente e ambizioso - il più grande della storia italiana - di reinsediamento della popolazione sgomberata dalle abitazioni distrutte o danneggiate.
Erano in fase avanzatissima di realizzazione e consegna ben 24.814 alloggi prefabbricati e 13.949 alloggi monoblocco (containers): quasi 40.000 case provvisorie, distribuite su centinaia di aree, spesso impervie, in altrettanti comuni colpiti.
E si avvertiva forte, in quel momento, la necessità di pensare al tempo che la gente avrebbe dovuto passare nei villaggi prefabbricati, e a come assicurare alle persone alloggiate un'assistenza e un soccorso all'altezza, soprattutto in considerazione delle carenze istituzionali derivanti dall'inagibilità della gran parte delle sedi comunali, e della comprensibile limitatezza tecnico-amministrativa dei diversi municipi coinvolti.
Occorreva trovare risorse operative in grado di fornire primi soccorsi in caso di necessità, nell'ambito degli insediamenti provvisori realizzati.
Zamberletti volle allora organizzare un servizio dedicato, fondato sull'impegno volontario, ma ben organizzato, dei residenti nei comuni colpiti.
Lo chiamò "Servizio volontario per la protezione civile nei nuovi insediamenti".
L'iniziativa assunta dal Commissario Straordinario, come si evince dalle sue stesse parole, doveva costituire "un esperimento pilota, in previsione di una normativa che disciplini organicamente l'apporto del volontariato nel quadro dell'istituendo Servizio Nazionale della Protezione Civile". Quell'esperimento sarebbe divenuto modello e inserito nella nascente normativa.
Cosa fece in pratica Zamberletti? Con un provvedimento commissariale costituì
- un "Nucleo regionale" di volontari per la Campania e la Basilicata, nominando i relativi Direttori.
- dei "nuclei provinciali" di Avellino, Benevento, Caserta, Salerno, Napoli, nominandone anche in questo caso i Direttori
- dei "nuclei comunali", con la nomina dei Coordinatori o Capi Nuclei (in genere il sindaco o un volontario da lui indicato).
Decine e decine furono i comuni coinvolti, con centinaia e centinaia di volontari iscritti.
Dal punto di vista delle funzioni e dei ruoli, il Commissario predispose degli appositi regolamenti, con i quali, al livello regionale:
- approvò e regolamentò l'uniforme del "volontario di protezione civile" nelle tre campionature: invernale, estiva, impermeabile protettiva;
- disciplinò dettagliatamente la partecipazione e la collaborazione al "Servizio Volontario della protezione civile" da parte dei radioamatori;
- strutturò un completo programma di addestramento per i Nuclei da destinare al "soccorso tecnico"
- predispose programmi per la preparazione dei volontari da destinare alla "Emergenza Sanitaria", alla "Emergenzia Logistica", alla "Emergenza Sociale" : specializzazioni che assieme al "Soccorso Tecnico" definivano il settore affidato alle forze volontarie di Protezione Civile.
Per quanto riguarda l'equipaggiamento e i costi da sostenere, soprattutto per la fase di avvio, vi era un concorso di spese fra le regioni, i comuni e lo stesso Commissario.
Le prestazioni dei volontari erano ovviamente gratuite, ma gli oneri assicurativi erano assunti dai comuni, che per questo potevano avvalersi dei fondi del Commissario o della Regione.
Al lavoratore-volontario era concessa l'assenza dal posto di lavoro, grazie ad una espressa attestazione rilasciata dal sindaco.
I volontari avevano come compito, in particolare, di assicurare, grazie ad una opportuna reperibilità, un intervento tempestivo al determinarsi di qualsiasi evento che ponesse a rischio l'incolumità delle persone e la salvaguardia dei beni nell'insediamento assegnato al nucleo di appartenenza o nei comuni limitrofi in relazione alle esigenze. Ciò avveniva sotto la guida del coordinatore o del capo nucleo, fintanto che il controllo delle operazioni non venisse assunto dagli organi istituzionalmente preposti all'intervento, sotto la cui direzione, in tale ultima fase, i volontari passavano, in un contesto di coordinamento armonico.
I sindaci, soprattutto nella prima fase, provvedevano anche a realizzare impianti di allertamento e allarme, per favorire l'intervento tempestivo dei volontari. Inoltre i cittadini aderenti si impegnavano a seguire le esercitazioni pratiche-addestrative organizzate allo scopo.
A questa organizzazione, Zamberletti accompagnò anche una intensa opera di attività promozionale volta a informare l'opinione pubblica sui temi della protezione civile e del volontariato, attraverso i Prefetti, le Province, i sindaci, le componenti scolastiche, le associazioni e organizzazioni culturali, filantropiche e sportive, i sindacati, gli ordini professionali e le categorie economiche.
Un intervento quindi caratterizzato da completezza e lungimiranza, realizzato con il pensiero chiaramente rivolto verso la moderna concezione di una protezione civile più largamente affidata al territorio e alle comunità locali.
Dunque, si può ben affermare che il primo volontariato organizzato di protezione civile, legato profondamente al territorio e agli enti locali, e coinvolto a tutto tondo a livello istituzionale nelle attività tipiche legate all'emergenza, nasce proprio trenta anni fa, nel solco delle attività emergenziali seguite al sisma del 23 novembre 1980, regalandoci un ritratto di cittadino solidale e consapevole che somiglia strettamente alla figura e al ruolo del volontario ancora oggi impegnato nella protezione civile.
Quel novembre del 1981, Zamberletti pose la prima pietra nella costruzione di una grandissima parte del futuro servizio nazionale.
Infatti, ritroveremo quel disegno, quella formula, soltanto tre mesi dopo, assieme alle altre forti intuizioni, esattamente il 5 febbraio 1982 nel disegno di legge n.3140, che lo stesso Ministro Zamberletti, quale primo firmatario, presentò alle Camere con l'intento di costruire il "Servizio Nazionale della Protezione Civile". Un disegno che diverrà la legge 225.
Concretizzando quel percorso, Zamberletti aveva dato così ascolto e risposta a tutti coloro che, a cominciare dal Presidente Pertini, avevano auspicato per il nostro Paese la nascita di un sistema di organizzazione e di intervento all'altezza del compito.

Lorenzo Alessandrini

 

Tipologia: Editoriale | Pubblicato il 16/07/2010 da Redazione